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Washington , il crack nasce dai Repubblicani USA


Secondo Claudio Gatti de il sole 24 ore l'epicentro del crack finanziario delle banche d'affari degli Stati Uniti sta nella deregulation del settore bancario e porta la insistente firma dei politici repubblicani e della attuale amministrazione.

L'inchiesta di Gatti è molto dettagliata e ripercorre con dovizia di particolari la somma di errori economici che dal 1999 hanno condotto all'attuale default, 10 volte più pesante di quello argentino e 30 volte quello russo, descrivendo i passi che hanno portato a piramidare debiti continuativamente , per alimentare il sogno americano della casa e la necessità di progressivi indebitamenti delle banche d'affari . Per consentire di lucrare profitti a tutta la catena del debito, fu consentito, con controlli nulli verso gli emittenti, di moltiplicare progressivamente carta di pessima qualità grazie ad una politica di tassi molto bassi che consentivano un progressivo allargarsi del mercato ipotecario.

Se ne raccomanda lettura qui.

Si sa che la leva finanziaria utilizzata per sostenere il sistema delle cartolarizzazioni e le indicizzazioni era collocata 25 e 50 e si basava esclusivamente sulla capacità della bolla immobiliare di reggere.

Cross EUR/USD. Azionario, si compra

Cross Eur/USD, settimanale
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Correzione veloce dell'euro/dollaro; ha tutta l'aria di continuare , forse dopo qualche traccheggio, fino ad un cambio prossimo almeno ad ad 1,29/1.30.

Le borse invece hanno frenato la correzione dopo un anno . Non si capisce bene se il minimo sia stato fatto, ma iniziare ad accumulare dalla prossima settimana, dopo le scadenze tecniche di settembre non sembra un cattivo proposito. L'aria è che il peggio sia alle spalle e che tutto si sia riallineato, a meno di qualche veloce ricaduta, l'equity ha l'aria di volersi raddrizzare in barba alla crisi del credito che sembra proprio abbia toccato il fondo, visto che è fallito quasi di tutto.
Se si raddrizza lo sara' per un tempo discreto, piuttosto lungo.

Il petrolio ha raggiunto il suo target di ribasso. Può ancora fare qualcosa , ma il fatto che l'Opec abbia diminuito la produzione fa ritenere che il "qualcosa" semmai sia per un ulteriore ribasso del barile, piuttosto che un rialzo devastante come nell'ultimo anno. Tra 80 e 100 dollari al barile pare sia il suo prezzo in questa fase congiunturale. Con lo storno del cross anche il petrolio ha stornato velocemente, da luglio.
Per il poi si vedrà.

Quindi lunghi sulle borse, orientali , USA, ed euro. Pian pianino, senza esagerare. Lontani da materie prime, oro, petrolio e commodity varie e qualche cautela sulle azioni del credito.
Sempre buono l'obbligazionario, da mantenere.

Neo libersimo alla frutta, Fannie e Mac nazionalizzate


La sbornia imperante dagli anni 80 è al capolinea. Il più liberista e convintamente monetarista paese sulla terra fa marcia indietro e assume il controllo di Fannie e Mac commissariandole o, più semplicemente, nazionalizzandole.
La Federal National Mortgage Association e la Federal Home Loan Mortgage Corporation i mutui li comperano, li assicurano, li impacchettano e li cartolarizzano, per poi rivenderli agli investitori sotto forma di titoli: tutti i big di Wall Street hanno in portafoglio derivati di questo meccanismo, la banca centrale della Cina detiene obbligazioni di Fannie Freddie per centinaia di miliardi di dollari, così come le istituzioni di Arabia Saudita, Russia e Giappone.

Pressato dalle vendite sulle obbligazioni di Fannie e Freddie operate dalle banche cinesi, e dal timore che queste possano scatenare le reazioni di altri istituti centrali il Tesoro americano ha deciso di intervenire in prima persona.
Venerdì nell'after-hour i due colossi dei mutui avevano perso un altro 20 %. Oggi la decisione è preannunciata, prima dell'apertura settimanale delle borse asiatiche.

Continuano intanto a circolare voci su Lheman e Brothers, altra banca malata per la quale pare si sia fatta avanti anche la giapponese Nomura intenzionata a rilevarla.

Le nazionalizzazioni di fatto continuano attorno al disastro del settore immobiliare e della bolla ingigantitasi negli ultimi 3 anni e spalmata finanziariamente su tutti i finanziatori e fondi del pianeta.

Con la nazionalizzazione dei due colossi americani, seguita ad un anno di distanza dalla nazionalizzazione in Inghilterra di analoga società di mutui , si chiudono gli anni del liberismo e altro non c'e' da attendersi che misure analoghe , strategiche in altri settori delle economie, presto si facciano avanti.

E' l'inizio della fine del cosidetto turbocapitalismo che ha drogato la crescita dell'ultimo quarto di secolo spostando e ritirando capitali in fretta e furia concentrati in poche mani. Avviando in alcuni casi lo sviluppo , ma al prezzo di giganteschi squilibri economici e sociali. E' la prima grande crisi del cosidetto settore terziario, dopo quella preannunciata nel 2000 dal crollo delle quotazioni del Nasdaq. Seconda , nel tempo ma non nelle proporzioni, alla crisi immobiliare giapponese.

Il Tip Tap delle banche USA, Fannie & Freddie


Nessuno sa nel dettaglio come stia la situazione, di fatto sono tutti agitati perché l'elenco delle perdite degli istituti bancari e il numero delle banche, in odore di fallimento o in crisi, in USA si allunga settimanalmente.
Fatto è che si assiste a salvataggi continui, che non vengono chiamati nazionalizzazioni solo per pigrizia ideologica. Sotto cito a memoria alcuni casi, non esurienti e probabilmente anche imprecisi nell'ammontare.

L'aria è quella di una epoca finita , della fine del Monetarismo come teoria economica predominante, arenatasi al massimo della sua capacità di stampa di moneta. Buona parte dei salvataggi bancari di aziende in difficoltà (non fallite tecnicamente), sono passate attraverso inevitabili aumenti di capitale, sottoscritto spesso da Fondi Sovrani Arabi o Orientali.
Si assiste così ad un progressivo passaggio di mano, un outsourcing forzato del credito .

Tra i colossi delle banche di investimento e di affari in difficoltà, spiccano quelle che emettono i rating , dimostrazione evidente di come i rating servano a nulla , ma hanno agito spesso come un moltiplicatore. Delegare le gestioni dei propri patrimoni a questi signori equivale di fatto a gestirseli in proprio alla cieca, risparmiando poderose commissioni, sapendo che di fatto la loro gestione professionale rarissimamente è migliore di quella di un allocco.

Prima o poi questa congiura astrale negativa (petrolio, immobili, credit crunch) troverà una soluzione e tutto ricomincerà.
Un nuovo welfare però è alle porte, anche se i salvataggi , al momento e di fatto, sono condotti allargando la forbice tra costo del denaro per le banche e tassi passivi correnti. Non si nazionalizza in senso tecnico, ma si usano denari pubblici per accomodare le cose tra privati.
Praticamente si rende l'intermediazione ancor più conveniente a favore degli istituti di credito: costo per la banca (in usa) circa il 2 %, costo per il clienti quasi il 5%.
Freddie & Fannie forse ora fanno un sacco di soldi, forse come non mai sui nuovi mutui. Se fanno soldi e costano poco puo' ben essere che si decida di investire su di loro, liquidando da qualche altra parte.

Ora le case in Usa costano quasi la metà di quelle in Europa; l'intervento della FED nelle società di intermediazione dei mutui immobiliari potrebbe segnare il punto più basso di questa crisi dei subprime, una specie di Tip Tap sul pavimento delle quotazioni, ma questo supposto minimo nel settore non coincide necessariamente, nel medio termine, con il minimo degli indici azionari, come avvenne nel 1998 ai tempi della crisi delle tigri asiatiche.

Banche salvate dal fallimento nell'ultimo anno:

Bear Stearn (USA)- acquistata da JP Morgan (ex rivale, a prezzi di fallimento), ma con finanaziamento della FED
Northern Rock (En) - Nazionalizzata dalla Banca d'Inghilterra
IndyMac USA - amministrazione straordinaria FED
Netbank USA - amministrazione straordinaria FED
Fannie Mae USA - intervento della FED
Freddie Mac USA - intervento della FED


Banche con ingenti perdite nel 2007:

UBS (CH)- assorbite svalutazioni per 37 mld dollari- aumento capitale 12 mld
Lehman Brothers (USA)- svalutazione 3 mld dollari
Wachovia (USA) - perdite 3 + 2,8 mld dollari
Merrill Lynch (USA) - perdite per 12 mld di dollari
Citigroup (USA) - perdite per 10 miliardi di dollari
Morgan Stanley (USA) - 6 mld di dollari tra svalutazioni e perdite

Mutui subprime, nuovi arresti in USA

Appena sotto il meglio, invece era cartaccia. In un bliz spettacolare l' FBI negli Usa ha ha ammanettato 283 persone di cui 173 già condannate su un totale di 406 incriminati , tra cui 60 trader, operatori finanziari e banchieri. In manette anche due ex manager della Bear Stearns, la banca fondata nel 1923, accusati di insider trading, frode e complotto.
Le posizioni pendendenti attualmente sono circa 1400.

L'operazione Mutuo Maligno, cosi' è stata chiamata, cerca di rassicurare il cittadino e il consumatore americano dopo il disastro che ha investito il settore immobiliare e finanziario in seguito alla cartolarizzazione dei mutui subprime. Gli avvocati degli incriminati sostengono che nell'operazione ci sia molta pressione politica del Dipartimento di Giustizia, che vuole individuare capri espiatori in una crisi che va ben oltre gli indagati .
Gli arrestati rischiano in alcuni casi sino a 40 anni di carcere per diverse imputazioni e reati.

Oltre a Bear Stearns (salvata dal fallimento da JpMorgan e dalla stessa Fed) in passato nell'occhio del ciclone sono cadute Citigroup, Merrill Lynch, Ubs , praticamente il Gotha delle banche mondiali travolte da perdite ingenti proprio nel settore subprime a cui si sono aggiunte per difficoltà e errate contabilizzazioni legate alla cartolarizzazione Lehman Brothers, Weserbank, Dresdner Bank e numerose banche in Inghilterra.
Si conferma come il settore immobiliare , legato necessariamente e oggi ancor più a quello finanziario, rimanga uno dei settori economici piu' sensibili alle infiltrazioni criminali.

Spontaneo viene il parallelo con l'Italia, dove truffe quando non crack, falsi in bilancio e insider trading, a danno dei cittadini hanno prodotto in passato praticamente nulla e lasciato i truffatori a spasso e gli investitori e i truffati gabbati come il solito.

Gli ingenti investimenti in capitale fisso immobiliare, la diffusa cartolarizzazione del credito tper smobilizzare anticipatamente investimenti di lungo periodo, hanno moltiplicato in modo piramidale la leva finanziaria e ristretto il capitale circolante effettivo al momento della impossibilità di avere flussi finanziari costanti, provocando l'attuale crisi di fiducia del credito causata da carta finanziaria irriscuotibile per molto tempo a venire.
Si è calcolato che in occidente circa 1/3 dell'aumento del pil sia rappresentato dallo sviluppo tumultuoso del settore immobiliare.

Subprime, Lehman Brothers verso aumento capitale

NEW YORK, 3 giu (AWP/ats/ansa) Lehman Brothers potrebbe dover varare un aumento di capitale da circa 4 miliardi di dollari, in previsione di conti trimestrali in rosso per la prima volta da quando la banca Usa è sbarcata in Borsa nel 1994. Lo scrive il Wall Street Journal citando fonti vicine al dossier.

Analisti e operatori di Wall Street stimano che l'eventuale aumento di capitale potrebbe raggiungere i 3-4 miliardi di dollari e si aspettano un annuncio ufficiale del piano da parte di Lehman Brothers il prossimo 16 giugno, quando la banca comunicherà i risultati del secondo trimestre. Stando alle previsioni del mercato, Lehman Brothers dovrebbe archiviare una perdita compresa tra i 50 e i 75 cent per azione e, secondo il Wsj, è probabile che le svalutazioni raggiungeranno i 2 miliardi di dollari. Solo ieri Standard & 38; Poor's ha abbassato il rating sulla banca (e anche su Merrill Lynch, Morgan Stanley) per il rischio di nuove svalutazioni, mentre Merrill Lynch ha tagliato il giudizio su Lehmman Brothers a "underperform" da "neutral", citando il rischio di svalutazioni su un ampio numero di asset "illiquidi".

Da febbraio scorso, Lehman Brothers ha già rastrellato circa sei miliardi di dollari per far fronte alle svalutazioni e alle perdite collegate al dissesto dei mutui subprime, e all' assemblea degli azionisti che si è tenuta ad aprile il numero uno della banca Richard Fuld aveva assicurato che "il peggio della crisi è ormai alle spalle"

Merrill Lynch licenzia

Le svalutazioni del primo trimestre di Merrill, si legge sull'agenzia Bloomberg, riguardano per 2,6 miliardi obbligazioni garantite da mutui, per tre miliardi contratti di assicurazione su bond, mentre la banca ha ridotto di 925 milioni di dollari il valore dei prestiti ad alto rischio in bilancio. Il nuovo amministratore delegato, John Thain, ex ceo della Borsa di Wall Street, ha passato i primi quattro mesi del suo incarico cercando di rafforzare il capitale con la vendita di titoli per 12 miliardi di dollari e migliorare allo stesso tempo le pratiche di gestione del rischio della banca. Nonostante questo, Merrill ha chiuso in rosso il trimestre, al contrario delle principali concorrenti Goldman Sachs, Morgan Stanley e Lehman Brothers.

«Il primo trimestre è stato il più difficile degli ultimi 30 anni», ha dichiarato l'ad di Merrill Lynch parlando con gli analisti. «I prossimi due trimestri saranno difficili - ha sottolineato Thain - ma siamo ottimisti sui risultati complessivi del 2008». Secondo il direttore finanziario, i 3.000 nuovi tagli al personale (che si sommeranno ai 1.100 giá annunciati) saranno concentrati nel settore del capital market e del trading e produrranno un risparmio dei costi di 800 milioni di dollari l'anno.

Thain ha anche confermato che la sua intenzione di non vendere la partecipazione del 49,8% in Blackrock, il più grande gruppo di risparmio gestito quotato a Wall Street, e quella del 20% nell'agenzia stampa Bloomberg.

Banche tedesche, nuovi fallimenti

La Weserbank, una piccola banca privata di Bremerhaven, ieri è stata la prima a venire costretta a dichiarare fallimento dal Bafin, l' istituzione di vigilanza bancaria. Potrebbe non essere l'ultima. Va sempre peggio con l'onda lunga che scatenata dalla crisi finanziaria dei mutui subprime negli Usa che si abbatte anche sul sistema creditizio tedesco. Altre cattive notizie circolano su Dresdner Bank, uno dei massimi istituti nazionali tedeschi, controllato da Allianz.

Secondo voci insistenti la banca si dovrà accollare il peso di svalutazioni per circa 1,3 miliardi di euro.Allianz e Dresdner non smentiscono ne confermano: no comment fino ai dati ufficiali attesi per il 9 maggio.

Fonte: Bloomberg

Citigroup e subprime

Citigroup, cede 12 miliardi di mutui ai fondi di private equity

Citigroup sarebbe prossima alla cessione di un portafoglio composto da mutui levereggiati e obbligazioni del valore di 12 miliardi di dollari. L’acquirente dovrebbe essere un gruppo di società di private equity tra le quali Apollo Group, Blackstone e TPG; il prezzo pattuito invece sarà di poco inferiore ai 90 centesimi per ogni dollaro.
La vendita, che molto probabilmente verrà finalizzata entro il 18 aprile (data di presentazione dei risultati del primo semestre per Citigroup), dovrebbe fornire una certa liquidità al gruppo guidato da Vikram Pandit oltre che alleviare il fardello di mutui e similari che alla fine dello scorso anno ammontava a 43 miliardi di dollari.