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666: il numero della bestia

SP 500




La più recente manifestazione del numero della bestia data 2009: lo SP500 tocco' a marzo il minimo a quota 666.
Se ne sono accorti in molt, i e non pochi vedono in quel numero una sorta di attrattore fatale delle borse occidentali nel prossimo futuro. Si sprecano visioni pessimiste e millenariste e qualcuno preannuncia un crash più o meno nei prossimi 10 giorni . Quest' ultima è cosa possibilissima guardando i grafici, un po' meno considerando che da un crash in effetti siamo appena usciti nel 2009 con il fallimento Lehman , Fannie Mae, e banche saltate per aria e salvate stampando moneta , mentre nei casi illustrati si era su massimi assoluti.

Comunque sia l'azionario , qualsiasi azionario occidentale che non sia di un paese emergente, è ai limiti consentiti anche da parte di un ottimista estremo allevato e cresciuto in 30 anni di entusiasmanti rialzi. Non c'è praticamente quasi azione che non sia al ribasso.
Personalmente, come sostengo da un po' e in buona compagnia, fare acquisti sulle borse ora è da dissennati e quanti raccomandano che i prezzi si prestano ad acquisti vantaggiosi sono un po' prezzolati o ciechi.

Per necessità evidente si sostiene da quasi un anno che c'è una bozza di ripresa economica, che il fondo è stato toccato nel 2008 e che siamo solo in presenza di assestamenti fisiologici. Per tutti basta un grafico , quello del DJ in chiara configurazione ribassista , sormontato da un pattern spesso controverso ma che se si realizza indica con evidenza la strada del ribasso. I testa spalle sono all'odine del giorno, spesso è vero negati, ma quello sul DJ è evidente cugino di quello del 2007. Anche allora venne snobbato proprio per la sua evidenza incredibile. Per inerzia di cotanti passati e interminabili rialzi, anche gli analisti non credono ai loro occhi.

Oltre al testa spalle americano si segnala il comportamento del DAX che ha abbozzato un doppio massimo , figura tipica di inversione di quell'indice (nel 2007 fu anzi un triplo max).
Ce n'è abbastanza per accumunare Europa ed USA in un ribasso dai contorni inquietanti e per nulla chiari.


Tirando le somme l'atteggiamento più saggio resta quello di non fare shopping e attendere che la buriana (sotto forma di crash o di lunga distribuzione) faccia il suo corso. Che il numero della bestia sia un argine o che venga superato o che anche le quotazioni si fermino prima non è dato a sapere. Importante è non farsi cogliere dalla frenesia dell'acquisto intermedio confidando in momentanei rimbalzi.


I bond sono nuovamente sui massimi (bund) e gli interessi al lumicino, quindi tenere stretti i soldi in cassetta.
Lo short impera ovunque e nemmeno Cina e India o Brasil,e nel tempo medio, potranno frenare questo andazzo.

Si guadagna solo contromano (al ribasso) e quando se ne accorgeranno tutti, sarà probabilmente un diluvio con strilli e strepiti sulla speculazione cattiva. Che è sempre, cattiva, quella che vede un fisiologico ribasso quando a ben guardare negli ultimi anni è stata solo quella pompata dei rialzi infiniti e ingiustificati come quella sulle commodity e su tutti gli indici mondiali scatenate dalla scoperta del retail distribuiti come marmellata dalla interessata industria finanziaria sull'avidità degli investitori consenzienti in forma di derivati di ogni sorta.

La morale è che le correnti di outsourcing , la filosofia degli indebitamenti permanenti e la follia del monetarismo sono al capolinea , ma non per questo smettono di esercitare il loro nefasto influsso e le ultime resistenze.
Devastata la finanza anche l'economia è devastata.

Passerà, ma, a meno di un crash repentino e forse salvifico, ci vorrà tempo.

Il diavolo ci ha messo le corna , e queste stanno li', in cima e in fondo agli indici.

Crash, gulp , sic, gasp : attacco all 'Euro ?

FTSE MIB

DJA nel giorno del crash intraday


SP 500

DAX




Non è successo niente, cioè tutto.
(sic!)


La situazione si presta a molti spunti paradossali: nel giro di una settimana uno dei maggiori crolli intraday europei si va riassorbendo lentamente, forse non definitivamente, mentre sui mercati USA il grande panico è durato lo spazio di un giorno senza aver minimamente intaccato il trend rialzista di fondo. Il classico scivolone premonitore, forse mah, chissà !
(Gulp !)


Il cross euro/ dollaro resta saldamente ribassista. La speculazione c'entra e non c'entra, i segnali di ribasso dell'euro sono molto più antichi, risalgono a fine dicembre/gennaio passati ; l' eccesso ribassista della scorsa settimana dopo un rimbalzo momentaneo ,verrà superato per approdare probabilmente in zona 1,15. E sarà un altro scossone.

In Europa il mercato azionario meglio impostato (e lineare) resta quello tedesco e a ben guardare il rafforzamento del dollaro è una mano santa anche per l'economia europea nel suo complesso, alle prese con toppe (consistenti) e rammendi da stendere sulle economie degli stati membri. E' utile perché teoricamente aiuterà le esportazioni, ma farà soffrire e ci vorrà tempo. In Germania dopo tentennamenti l'hanno capito, il loro grande mercato resta l'Europa e mandarlo a picco non pareva saggio.

Le considerazioni del precedente post quindi non cambiano, l'appuntamento ribassista resta probabilmente fissato per luglio / agosto, come anticipato nel post precedente.

Per il mercato italiano forse è una data un po' lontana , troppe incognite gravano sul paese e il mercato domestico si mostra molto fragile, considerando anche le scadenze di fine maggio (stacco diffusi dividendi). In teoria potrebbe quindi anticipare. E' poi l'unico mercato azionario con segnali ribassisti consistenti e un momentum particolarmente debole. Costruire posizioni corte è ancora un buon suggerimento.
Nell' anniversario dei 150 anni della sua unità, vale la pena di ramentare una vecchia canzone patriottica che suona a rincuorare le truppe dopo Caporetto:

"Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio ...."
(crash !)


Una new entry: merita attenzione il gas naturale che già da 30 gg ha offerto piccoli segnali Long interessanti; esiste un ETF armonizzato, a leva, molto liquido sul mercato italiano. Il deterioramento del cambio euro dovrebbe anche favorirlo. Cumulare quindi e non spaventarsi della volatilità.
(Gasp !)

In sintesi : lunghi sul Nasdaq e temporaneamente sul Dax, corti progressivamente di Ftse mib, lunghi progressivamente di Gas naturale. Bastano gli ETF senza inventarsi operatività complesse.

Sempre alla larga dai bond, non è il momento.


Sogno di mezza estate

SP 500
time frame 3 gg

Tutte le borse non europee e non giapponesi hanno raggiunto e in qualche caso superato livelli chiave. Quelle dei cosidetti paesi emergenti (Cina, Brasile, India) e quelle tecnologiche (Nasdaq in testa), ma anche sull sp 500 che ancora viaggia spedito.
L'Europa nel complesso langue.

Questi obbiettivi ambiziosi ,quasi inimmaginabili solo un anno fa, si avvantaggiano di un ridimensionamento dell'euro a favore del dollaro che non ha al momento alcuna intenzione di arrestarsi.
La dinamica dei prezzi delle borse non conosce arresti ma certo la situazione appare piuttosto tirata. Il rendimento pressoché nullo dei bond a causa della liquidità presente e dei tassi ufficiali bassi e accelera l'intenzione degli ultimi investitori perplessi a prendere posizione sull'azionario ;il rafforzamento del dollaro alimenta questa tendenza ad investire in mercati non europei.

L'impressione è di trovarsi nella fase finale della galoppata, che assume toni ora vagamente esponenziali, in concomitanza delle probabili manovre di uscita dalla politiche di tassi ultra bassi.

L'inflazione non da alcun segno, contrariamente a quanto ci si aspettava, ma difficilmente questa eventualità sarà scongiurata. La caratteristica di una sovrapproduzione di beni resta intatta, la domanda aggregata è diminuita nei paesi occidentali e la inoccupazione o disoccupazione
non offrono segni di apprezzabile inversione in occidente.

Probabilmente c'è da aspettarsi ancora un trimestre toro , non di più, a cui probabilmente farà seguito una lunga fase distributiva. Non un crollo verticale, ma certamente un progressivo logoramento delle quotazioni per un paio d'anni.
Non sarà facile assumere posizioni corte, per via di una perdurante incertezza, ma questa opzione pare la più saggia e da mantenere caparbiamente.
Le commodity sono state ridimensionate ampiamente e il comparto energetico rimane un po' confuso.

Assumere posizioni (corte o lunghe nei compart) rimane quindi assai problematico, ma certo almeno svincolarsi dall'azionario a metà estate rimane un comportamento saggio.

Il mercato italiano, mi pare il più interessante per le posizioni corte: sconta un certo ritardo e una grande debolezza che sotto i venti di una distribuzione in arrivo dovrebbe dare qualche soddisfazione.
Ci sono ottimi e ben trattati ETF short.

Comprare bond nemmeno se ne parla.

Qualche posizione lunga potrà mantenersi sui mercati tecnologici in dollari, ma con grande cautela.

Ecco, un sogno di mezza estate , poi allacciare le cinture please.

La bolla intermedia della finanza, le mele sono quasi mature

Sp500 barre di 3 gg


Non è che siamo sull'orlo di un nuovo crack, ma s'è innescata una nuova bolla intermedia, ancora non del tutto matura. I tempi stanno per scadere e l'autunno prepara la sua trappola.
Denaro in libertà ce n'è parecchio, alimentato dalle stamperie degli stati, ma è distribuito piuttosto male, si concentra principalmente nelle banche che lo utilizzano alla vecchia maniera: in campo finanziario più che creditizio.

La deflazione (riduzione del costo della vita con contrazione dei consumi) maschera a bilancio macro quel che avviene nella realtà, ovvero diminuzione delle disponibilità medie dei percettori di reddito. L'aumento della liquidità inizia a scoraggiare i reinvestimenti obbligazionari a causa del rendmento a volte pressochè nulli.
Le banche si sono ributtate sulla speculazione finanziaria e i privati restano alla finestra insofferenti per i rendimenti al lumicino; quando poi anche i governi aumentano il loro organico di tradesr, vuol dire che le cose non vanno affatto nel verso giusto.
Si ripresenta cosi' l'antico vizio e disequilibrio che scatenò l'ultima crisi: le plusvalenze speculative sono la fonte principale del reddito e la fetta più consistente dell'economia.

I grafici al momento non segnalano particolari tensioni nel lungo periodo, ma l'approssimarsi di zone di tensione intermedie. Manca ancora uno slancio finale prima di assistere ad una correzione di 2/3 mesi intorno al 15 % almeno. Ma ci si sta approssimando e quindi alleggerire iniziando da ora, nell'arco di 20, gg diviene una buona strategia.

Alleggerire sicuramente l'azionario , ma anche l'obbligazionario di medio/lungo e portarsi verso la liquidità. Ci saranno migliori occasioni il prossimo anno che dovrebbe assicurare un massimo maggiore di quello che si sta realizzando (non tanto maggiore, ma significativamente più alto dopo la correzione dell'azionario , mentre le obbligazioni si riveleranno sicuramente più convenienti che non ora.

Il mercato rimane rialziasta, ma buona parte della strada iniziale è stata compiuta.

L'inflazione non da segni di sorta, ma arriverà. E' l'unica via di salvezza relativa e renderà interessanti anche il mercato delle commodity oltre che, nuovamente, l'obbligazionario a tasso variabiledi medio lungo.

Iniziare a vendere dalla prossima settimana e attendere. Lo spazio di crescita, dai valori odierni è limitato al 5 /10 %, il gioco francamente non vale la candela.

Dixit !

I pifferai magici del DJ a 11.000 punti

SP 500 - time frame a 5 gg


Per rivedere 5 mesi di toro scatenato come ggli ultimi 5 occorre risalire al 1975 e al 1933: discesa violenta, reazione violenta.
L'SP 500 segna 1000 punti e passa e il DJ è a ridosso della prima grossa resistenza di 9500 punti già sforacchiata. Poi si andrà versocirca 1200 punti e gli 11.000 che sembrano gli attrattori fatali (minimi) di questo movimento partito a marzo 2009.

Quanto tempo ci vorrà è diffile a dirsi ma l'attacco dei corsi nell'ultimo mese pare assai prepotente.
Ci sono infatti alcune novità di rilievo.
La prima è il sentiment: i tromboni dell'intero globo battono grancassa e piffero da un paio di mesi, la crisi sta finendo, c'è la ripresa in corso, il sistema finanziario pare essersi assestato. Così recitano. Ultimi in ordine di tempo il Presidente Usa e il responsabile della Fed. Il loro parere pesa quasi come quello dell ex banche d'affari protette e semifallite.

Tra lo scetticismo e le difficoltà un po' tutti tirano un sospiro di sollievo, si congratulano e si fregano le mani dandosi grandi pacche sulle spalle, perfino in Italia le congratulazioni si sostituiscono alla frequentazione delle allegre sgallettate: è un rito scaramantico.

Alla finestra c'e' tuttavia un sacco di gente, perchè in realtà i conti non sono così chiari; un po' sono taroccati, un po' messi sotto lo zerbino. Ma il sentiment guida la borsa né più né meno dei grandi investitori.
In effetti il collasso finanziario pare scongiurato, ma sofferenze ce ne sono molte : i redditi e i consumi fra tutti e il nuovo Debitore Mondiale Universale, ovvero l'insieme degli statie dei governi che hanno inflazionato di moneta il globo sostituendosi al moltiplicatore impazzito dell'indebitamento privato e alle stesse banche.
In sostanza sempre noi.

Godiamoci dunque dopo la primaverina e l'estatina forse anche un bel pezzo di autunno e, perchè no, tra dubbi e ripensamenti, forse il primo trimestre del prossimo anno (ma in autunno liquidare). I ribassisti stanno scomparendo e si leccano ferite profonde anche se faticano a mettersi al rialzo: è la loro momentanea depressione dopo le pirotecniche gioie del 2008.

Al dunque, esaminando a occhio la reazione tecnica a ridosso delle scadenze di agosto, c'è da pensare che le scadenze tecniche di settembre non saranno nefaste e che il rialzo possa proseguire fino a metà ottobre prima di tirare il fiato, praticamente fino all'inizio dell'autunno dove il DJ segnerà i suoi 11.000 punti e l'SP500 i suoi 1200/1250.
A quelle quote sarà meglio tirare i remi in barca, sono zone di equilibrio e certamente qualcosa succederà. In teoria la fine conclamata del rialzo dovrebbe corrispondere a 12.500 DJ e 1400 SP500, ma se mai accadrà questi saranno obbiettivi sofferti per il primo/secondo trimestre 2010, dopo di che le cose si ingarbuglieranno sicuramente di molto .

Quindi godiamoci il tepore dell'azionario e assecondiamo i pifferi magici fino all'ottobrata.

I mercati meglio impostati sono quelli asiatici, quelli occidentali seguono gli Usa. Impelagarsi nei mercati del Pacifico con un cross euro dollaro ben pazzo non è però cosa per comuni mortali.

Tassi sempre al lumicino e tali resteranno fino a che la deflazione resterà illusoria padrona della situazione. Poi aumenteranno e Trichet fa bene a sottolineare che la ripresa non è così certa come vogliono lasciarci credere. In Europa abbiamo una conoscenza storica profonda dei meccanismi inflattivi.


PS: come sempre trattasi di sfera di cristallo, di poca scienza , di qualche riflessione personale appuntata sul web a monito personale, mai un incentivo ad operare per altri.

L'estatina dei corsi azionari, tra bond e azioni prima dell'inflazione



La quota 8.000 del DJ si rivela il vero spartiacque e li' le quotazioni si sono redirette dall'inizio di maggio. Sull' sp500 questo corrisponde alle quotazioni di circa 870 punti.

Il ritracciamento dei corsi apre nuovi appetiti agli investitori ormai frustrati dagli scarsissimi rendimenti dei bond governativi; pertanto è possibile che l'investimento nell'azionariato venga riconsiderato come un rischio accettabile. Del resto tutti gli organismi internazionali spargono un cauto ottimismo sulla ripresa prossima ventura, collocata per la metà del 2010. Più che di ripresa si dovrebbe parlare in realtà di tamponamento del crollo del sistema finanziario grazie ad iniezioni crescenti di liquidità da parte degli stati, impegnati a sorreggere la più imponente industria di intermediazione del secolo.


C'è quindi sufficiente carburante per ritenere che anche dal punto di vista dei fondamentali i corsi, dopo il ritracciamento degli ultimi due mesi, siano nuovamente appetibili e che qualche shift sull'azionario possa essere effettuato e venga di fatto realizzato. Un allentamento dal panico del semestre a cavallo dell'anno ha tutta l'aria di preparare una piccola euforia, come già dimostrato dalla primaverina dei corsi.

L'idea resta che 9500 e 11000 di DJ , 1000 e 1150 di SP500 sia alla portata delle quotazioni, entro l'autunno.
Difficilmente tuttavia questo si accompagnerà ad un sostanziale mutamento dell'economia, fortemente segnata da una disoccupazione e sottoccupazione crescente in presenza di una deflazione ancora in essere . Le aziende maggiori si ristrutturano, si fondono, trovano migliori occasioni di efficienza (sopratutto sul versante dei tagli occupazionali), ma la domanda aggregata diminuisce inesorabilmente, i deficit di bilancio degli stati aumentano e le entrate fiscali si riducono.
Come dire che presto non ci saranno fondi sufficienti, se non aumentando ancora immissione di moneta, per alimentare la ripresa.

Un cerchio infernale che non invita in realtà al benchè minimo cauto ottimismo, che per essere riacciuffato contempla una faticosissima inflazione prossima ventura.
La ripresa dei corsi presumibilmente si accompagnerà ad una corsa all'azionario, senza volumi e sul lato prezzi, ma solo per garantire la remunerazione nominale dell'investimento.
Il segno distintivo probabilmente sarà l'aumento dei tassi reali dei bond, fortemente compressi dalla politica espansiva e anti deflazionistica degli stati. Ma questa distribuzione di carta per sostenere i deficit si trova di fronte al problema dei rinnovi che già nel prossimo anno si presentano faticosissimi e saranno allettanti solo a tassi sensibilmente più alti.

Quindi: lasciare i bond (ancora) a tasso fisso, investire moderatamente in azioni a breve termine in area euro evitando rischi di cambio (ma liquidare sotto i minimi della settimana scorsa), rimanere per lo più fortemente liquidi fino a che i tassi non cresceranno e privilegiare per quel momento i bond a tasso variabile.

PS: le quotazioni dell'azionario italiano seguono di fatto quelle internazionali, anche qui la situazione è la medesima e non è difficile prefigurare una ripresa dei corsi verso 25/26.000 punti dell'FTSEMib.
Purtroppo la situazione italiana è economicamente assai più incerta di altre anche se ci si spertica ad affermare il contrario per tranquillizzare i consumatori e gli investitori. Lo dimostra ampiamente il tentativo di attingere all'ennesimo condono fiscale per far rimpatriare i capitali e la caduta verticale delle entrate fiscali, nonchè i timidi ma reiterati allarmi sull'andamento della crescente disoccupazione e sulla compressione dei redditi medi.

La sbandierata riduzione dei prezzi al consumo (grazie alla deflazione) è solo l'aglietto di scarsa immaginazione per calmare ulteriormente le acque in un momento di relativa bonaccia. La struttura industriale (media 15 addetti) ed economica italiana (preda di una oligarchia di imprenditori) consente scarsissimo ottimismo. Mancano risorse per gli investimenti e probabilmente ora manca anche una decente propensione ad investire da parte dei piccoli imprenditori in lotta con una sopravvivenza che nemmeno viene garantita dal tradizionario credito bancario di fornitura, antica fonte di finanziamento di lungo periodo, reiterato degli imprenditori senza capitali italiani.

SP500 e il cammello mattonato

SP 500
candele mensili


Ritorniamo allo Standard&Poor's 500, l'avevamo lasciato molto tempo fa, più o meno a quota 1300 per seguire successivamente la storia secolare del DJ average, che era ben più ricca di informazioni.

Lo SP500 ha il vantaggio di racchiudere molte più società, 500 rispetto alle 30 del DJ. La storia è all'incirca la stessa, ma l'SP500 si mostra più preciso, e sopratutto mostra qualcosa di spettacolare: si è comportato in modo assai simile alla grande crisi del 1973/75 (la storia del 1929 manca dai dati), sia nel comportamento dei massimi (cerchio rosso) che dei minimi (per ora).

Il DJ ad un certo punto, a febbraio di quest'anno, lasciò pensare al peggio, a peggio del 1929. Il panico fu moltissimo.
Lo SP500 era apparentemente più tranquillo.

Dunque siamo (per contenuti e storia) ancora nel modello della grande crisi degli anni '70. Allora il Vietnam (prima grande sconfitta militare e politica), la crisi presidenziale, la crisi petrolifera, la crisi dell'auto, il nascente movimento ecologico, la massa gigantesca dei petrodollari a caccia d'affari.
Oggi , più o meno, sempre all'incirca, accade qualcosa di simile: si aggiunge solo la crisi bancaria, e la massa monetaria iniettata dagli stati a seguito del debito e della leva finanziaria spropositata. Per il resto stesse visioni apocalittiche.

Il mondo ovviamente non si ferma e qualche miglioramento si vede anche nei corsi ormai improntati decisamente al rialzo nel breve-medio periodo.
Il grafico del SP ora mi pare ben più indicativo di quello del DJ, contiene tutta la storia necessaria, e la storia è efficacemente rappresentata da una retta che poggia in 3 punti , in cui l'ultimo fa da argine alla discesa degli ultimi 2 anni.

Si sale quindi, probabilmente , come già suggerito per il DJ, fino all'autunno almeno. Questa ripresa dei corsi tuttavia contiene un vulnus , rappresentato proprio dalla massa di moneta in circolazione forzata che lascia presagire l'innescarsi di una necessaria inflazione.
Se il minimo è stato fatto, questo non vuol dire che sia un minimo reale, ma solo nominale come qui si suggerisce. (questo è il post del blog)

Morale, come già nei post precedenti, lasciar andare l'azionario fino a dopo l'estate, ma poi prepararsi a lasciarselo alle spalle. Questo vale per chi è lento, per chi è ingessato, per chi è cassettista.
Chi fa daytrading non ha questi problemi, ma altri.

Per il poi vale sempre il principio di coprirsi per l'inflazione prossima ventura, che non sarà presumibilmente cosa breve. I costi delle materie prime aumenteranno, il costo medio del lavoro nel mondo idem e di seguito anche i prezzi. Del debito non si rientrerà facilmente e qualcuno dovrà pur pagarlo.
Indovinate chi ?

L'inflazione proseguirà almeno finchè non si attuerà una più equa redistribuzione dei redditi e finchè non si innescherà qualche innovazione (produttiva o organizzativa) che migliori la produttività e muti lo stile produttivo (e quindi la vita stessa).
Il che vuol dire che il comparto tecnologico ritorna ad essere interessante nel lungo periodo, ma dopo che tutte le necessarie correzioni andranno in porto. Roba quindi di anni.

Il 2008 non sarà il '29, ma il seguito sarà duro ugualmente. Moto duro.

Rammentate la barzelletta del cammello mattonato ? Il cammelliere saturava la riserva d'acqua del cammello con uno stratagemma, con due mattoni gli schiacciava con un colpo secco i cotiledoni, e quello aspirava una riserva d'acqua che consentiva traversate lunghe del deserto.
Vinceva la gara tra cammelli, ma poi restava spossato per lungo tempo.
Ecco, stiamo facendo il pieno, ma resteremo poi al palo per lungo tempo.

Non so se rendo l'idea...

In attesa del nuovo gelo dei corsi

Dow Jones Industrial Average
time frame settimanale


Le scuole di pensiero si sprecano: si tratta di correzione o inversione ? Risposta definitiva non c'è. C'è invece una constatazione tecnica: non esiste alcun eccesso, se non relativo nei time frame giornalieri, tutto il resto ha l'aria di essere impostato al rialzo. Come a dire che ci sarà qualche alto e basso temporaneo o se si preferisce che sulle eventuali debolezze temporanee (molto probabili) si acquista un poco.

Quota 8.000 si rivela una zona ostica, lì il DJ riflette, si fa pensieroso. Il sentiment è ancora quello dei ribassisti ( umor allegro per loro, nero per gli altri, che tuttavia iniziano ad avere non pochi dubbi. D'ora in poi l'umor nero e allegro si incrociano ogni 1500 punti: 8000, 9500, 11.000.

Se ripassiamo il grafico possiamo ben dire due cose: la prima è che la velocità del ribasso e la sua entità sono stati ben peggiori del periodo 1929-1930 (15 mesi); in secondo luogo che , sempre in 15 mesi, il ribasso si è mangiato 10 anni, essendo il minimo di inizo marzo pressoché identico al minimo del marzo del 1997. Cose mai viste, invece riprese fulminanti si sono viste (tranne che nel 29).

Il sentiment quindi è ancora oscillante, ma ora qualche buona notizia si fa largo tra il diluvio di quelle pessime di qualche mese fa e l'incredulità del veloce recupero (pari a circa il 30 % dai minimi) si tinge di parziale ottimismo: non può piovere sempre.
I magnifici recuperi riguardano proprio i finanziari per la massa di denaro pompata nel mercato unitamente ai tassi ufficiali azzerati, per le irrisorie quotazioni raggiunte (spesso -85-90%); questo fa ha il suo effetto tra i disastrati investitori ingessati (che attendono) nel settore e i trader scafati (che operano). La priorità del resto in tutto il mondo è salvare le banche e tra nazionalizzazioni, prestiti, liquidità a buon mercato, abolizione del market to market, qualcosa deve pur funzionare a breve.

C'è un sentiment lungo oltre che breve: i fondamentalisti restano per lo più scettici, i ribassisti non mollano del tutto le ancore, i cassettisti mediano; ma anche c'è un sentiment particolare che deriva da un paradigma , quello monetarista che ci accompagna da 30 anni. Esiste praticamente una generazione di speculatori che pensa che in fondo la cosa ha funzionato per un terzo di secolo e non si vede perchè mai non debba continuare, così va il mondo. E questo paradigma vivente ha tutta l'aria di quello che procurerà e imporrà nuovi eccessi temporanei mascherati da ripresa definitiva.

Invece no !
Il monetarismo è' solo una stella morente, come ben si vede dalla parziale (e apparente) schizofrenia della politica USA : aperture politiche ovunque (da Iran e Chavez-Cuba) e intervento in classica economia monetaria con condimento di qualche correzione di rotta in salsa realistica.
Nuovo e vecchio si si accavallano, ma per le borse contano le vecchie e battute strade.

Dunque la primaverina avanza tra incertezze e incredulità, ma quel che resta è la convinzione che battuta la deflazione, che come il curaro paralizza l'economia, poi si apriranno altri periodi bui.
Vale quindi sempre l'idea che occorra gettare occhio al prossimo tunnel e lasciar correre il momentaneo tepore che sembra riscaldare le quotazioni.
Con alti e bassi temporanei di un trend intermedio in costruzione. 11.000-12.000 resta sempre una zona di grande resistenza.

Gli altri mercati ? come sempre seguono, anche se quelli orientali e il tecnologico sembrano meglio impostati.
Per l'autunno sara' il caso di mollare definitivamente i bond a tasso fisso di lungo/medio (acquistare manco se ne parla) e attendere gli eventi con la liquidità in mano. Il tasso variabile o indicizzato, se sovraperforma come sembra, potrà essere,volendo, liquidato in parte, ma poi toccherà ricomprarlo, magari un po' più in basso.
Anche l'azionario avrà questo destino, dipenderà dall'inclinazione che la primaverina dei corsi avrà. Se molto inclinata positivamente liquidare, se invece l'inclinazione sarà più dolce liquidare solo parzialmente, ma sicuramente se dopo un paio di mesi di riflessione dopo una continua crescita si avrà una sparata finale.

Per le valute il cross EUR/USD è sempre più indecifrabile, ragione vorrebbe che il dollaro temporaneamente si rafforzasse essendo l'economiausa interessata da maggior tasso di intervento e novità, ma vai a sapere.

Vidi, dixit, et salvavi animam meam.



PS: si ricorda che l'analisi del Dow Jones Industrial Average è condotta solo perché questo indice raccoglie la maggiore base di dati esistente e comunque rappresenta la maggiore economia mondiale. Le sue tendenze riflettono, con scostamenti a volte anche significativi, tutta l'economia attuale. E', come si dice, un indicatore prezioso. Per nulla perfetto o definitivo o esaustivo dei corsi.

La primaverina sul Dow Jones (forse)

Dow Jones - time frame 3 gg
(clicca per allargare)

Il mese si è chiuso al rialzo, ha quasi riagguantato quota 8000. Non male.
8000 resta lo spartiacque per il rialzo e un esame tecnicamente più approfondito lascia ora credere che superata questa quota si riaprano le porte per una ripresa dei corsi. Oscillatori in divergenza su diversi frame lasciano pensare che qualcosa possa accadere. Non è scontato ma il movimento di marzo apre le porte a qualche speranza.
Una specie di primavera dunque e come tale va trattata. Una ripresina più meno lunga che potrebbe spingersi (se lunga almeno quanto un parto) fino a quota 11500 circa.

I problemi economici invece aumentano, le tensioni geopolitiche (appena sopite) anche; la crudezza dell'incertezza sociale che mina la credibilità del vecchio estabilishment fa capolino solo ora, si riflette e ci si accorge di essere vissuti in un sogno.
Se ripresina ci sarà non sarà per tutti: un po' ovunque si esce dallo stato di narcosi e ci si accorge che la situazione è sgangherata. La ripresina (se ci sarà) servirà solo a calmare temporaneamente le acque e a rendere il risveglio meno violento.
Se ripresina ci sarà, qualche vecchio trombone si sentirà al riparo e sentiremo dei gloria salire in paradiso per averla scampata, ma rimarrà un fatto temporaneo.

Il quantitative easing è iniziato nei paesi anglosassoni, la massa di denaro (e debiti futuri per gli stati) pone solide basi per la inflazione futura più tranquillizzante rispetto alla contrazione mondiale dei consumi, si pensi che nel solo automotive la produzione mondiale è calata in un anno del 50%. L'inflazione detta una regola semplice ed efficace: compra oggi, domani costerà di piu'. E' quello che si tenta di fare per arginare la deflazione, il congelamento generale dell'economia.

Quanto si spingerà verso l'inflazione è tutto da sapere, certo è che una volta avviata non sarà semplice porvi dei freni.

Il quadro delle monete è sempre complicato, manca un punto di riferimento e un accordo su base mondiale non è cosa semplice. Questo contribuisce ad acuire le guerre economiche; se da un lato si fanno grandi proclami ed esorcismi per evitare forme di protezionismo, dall'altro (sulle monete) ci si muove in libertà (si tentano svalutazioni di mercato senza svalutare ufficialmente). Insomma un gran casino come mostra il cross euro/dollaro che macina figure su figure in un senso o nell'altro in tempi brevissimi.


Riassumendo: sopra 8000 si acquista qualcosa (in euro ) pronti a rivendere subito sotto o ci si prepara a liquidare le ingessature per la fine della ripresina; si sta sempre alla larga dei bond governativi a tasso fisso; si acquista qualcosa sui corporate sotto 100, ci si impegna qualcosa sul tasso variabile o indicizzato ancora penalizzati da rendimenti scarsi ma che potrebbero rivelarsi saggi investimenti nel lungo periodo. La liquidità media sul breve resta una risorsa. Formula generale 10% azioni, 40% liquidità a 2 anni max, 50 % tasso variabile a 5/8 anni.

La notizia della settimana non viene dalla finanza, ma dalle azioni di minoranze verso chi finanza la faceva: manifestazioni contro le banche e sequestri simbolici di manager.

Non c'e' da rallegrarsi, ma temo rappresentino quel che ci aspetta: molte tensioni sociali. Se ne è accorto anche l'ottimista programmatico di casa nostra.
Ma va !

DJ , peggio della borsa del 1929

Dow Jones dal 1970 al 2009


Cambio Eur/USD

Inutile negarselo, i mercati son ben peggio di quanto preventivato agli inizi di gennaio. Seguiamo sempre il DJ e la situazione attuale appare ora peggiore di quella del 1929.
In un precedente post avanzavo l'opinione che fosse possibile raggiungere i 7.000 punti , anche velocemente e che comunque 8000 restava la discriminante attormo a cui fare leggeri acquisti (su altri mercati).
Dicembre sembrava confermare l'inizio di un rally del tutto simile nelle caratteristiche a quello del 1975.

Invece no, la seconda metà di gennaio è stata improntata al ribasso che tutt'ora continua. 7.000 punti sono stati raggiunti questa settimana dopo una costante spinta ribassista. Questa era, e rimane, la zona estrema entro cui sperare in una reazione.
Sperare, perchè una simile situazione non è mai stata vissuta a memoria d'uomo sul DJ con l'esclusione del 1929 . Non c'è analisi tecnica che tenga,
Se 7.000 punti fossero infranti nulla ci può guidare in qualche previsione futura. Già così siamo a i limiti estremi del conoscibile, il ribasso ora percentualmente è assai simile a quello del 1929, ma a ben guardare ha caratteristiche di persistenzae dinamiche assai peggiori.

Qualche tentativo d'acquisto potrà essere effettuato solo se quota 8.000 verrà bucata al rialzo, non c'è scampo.

Il fatto che i movimenti delle borse mondiali siano legati al rafforzamento del dollaro non lascia ben sperare. Se la codevianza non verrà negata per qualche nuovo fattore , c'è da pensare che il rafforzamento del dollaro tutt'ora in corso, dopo la caduta improvvisa di dicembre, abbia ancora la possibilità di portarsi in una zona vicino alla parità, trascinando con se l'indice.
Perchè questa correlazione ribassista esistesse, aveva allora qualche spiegazione nel deleveraging improvviso, ora la cosa è difficilmente spiegabile.
Gli USA resteranno ancora per un po' la più forte economia del mondo, ma i parametri per il domini del dollaro sono stati minati fortemente.

Una cosa sola è certa in questa situazione, l'economia mondiale come l'abbiamo conosciuta e vissuta (utile ripeterlo)negli ultimi 25 anni è andata in pezzi e le vestali del liberismo senza freni dovrebbero essere cacciate a pedate. Credere che gli stessi divengano ora i chierici dell'etica del liberismo vero e puro, contro gli eccessi di quello di rapina, è accettare supinamente puro fumo negli occhi. Se non peggio.
Ci vorrebbe una killer application, una innovazione ,come già l'automobile ai primi del '900, la elettronica negli anni 50/60, i computer come nel decennio del 70.
Ma non si vede nulla all'orizzonte.

Banchieri, dirigenti d'azienda dei bilanci strepitosi, vecchi politici senza arte e con poca parte è meglio zittiscano e si tirino da parte. Hanno fatto virtù premendo sull'indebitamento privato, ora predicano e realizzano (ma non c'è scampo) quello pubblico con la medesima boria ottimistica di quando assicuravano che tutto andava per il meglio. Han fatto il loro tempo, han fatto danni giganteschi, quindi è ora che vadano al diavolo.

Una ripresa duratura dei corsi era difficile immaginarsela prima, figuriamoci ora, marzo 2009.
Se andrà bene, dopo qualche reazione, difficile pensare che possa realizzarsi prima del 2015...2016. Credere che nel 2010 tutto verrà messo a posto è una chimera per gonzi.

Quello che starà in mezzo sarà solo un rimbalzo più o meno lungo. Di quanto dipenderà dal fatto che quota 7.000 resista ai colpi della crisi. Se questo mese ci sarà una reazione apprezzabile potrebbe, in un anno, riagguantarsi quota 11000/11500. Ma non c'e' nulla che lo lasci pensare tra i fondamentali disastrati delle banche, delle costruzioni, dell'elettronica, dell'automobile. Anche se il mercato azionario rimane una arena strana.

Il mercato dei Titoli di stato sconta tassi bassissimi (già cresciuti rispetto a dicembre) , comprare titoli a reddito fisso a scadenza medio lunga resta comunque una follia. Se li avete vendeteli.
Dedicarsi all'agricoltura resta la miglior dritta.

Dow Jones, tutto come prima

Dow Jones 1974 e 2008


Come si pò ben vedere la situazione non è mutata per nulla rispetto quanto sottolineato qui. I movimenti restano pressochè identici. Fatta la tara l'esistenza di una maggiore volatilità e del carattere mondiale assai più accentuato che coinvolge il cuore dell'economia, la situazione può preludere ad un ulteriore minimo , ma non è detto. Un rimbalzo resta alle porte.
Invariati i non richiesti consigli dispensati qui e qui.

Per pura coincidenza notare come il 1974 , come l'attuale 2008, fosse segnato dall'inizio di un nuovo ciclo presidenziale in USA: allora Nixon fu trafitto dall'abbandono del Vietnam e dallo scandalo Watergate (e si dimise) e gli succedette G. Ford. Ora Bush è travolto dall'impopolarità della guerra in Iraq e dai subprime e passa le consegne al democratico Obama.

La famiglia Bush è stato il peggiore investimento della storia degli Usa, altro che un grande presidente quando la storia quando verrà riscritta. E' stato, me lo si consenta, con i banchieri anglosassoni, il peggior difensore delle ragioni dell'occidente, visto che ora i fondi sovrani dei paesi emergenti stanno facendo shopping ovunque.



L'orso sul Dow Jones attende una pausa

DJ average dal 1929
clicca sul grafico per ingrandire


L'indice Dow Jones average è stato calcolato a partire dal 1896.
Più che la accuratezza , di questo indice interessa la relativa fedeltà all'economia statunitense e quindi complessivamente all'economia occidentale. La maggiore economia orientale , rappresentata dal Nikkei 225, ha infatti andamenti diversi e negli ultimi 30 anni e anche gli indici settoriali hanno spesso sensibili differenze rispetto al DJ, nell'estensione più che nella direzione.

Dunque l'importante è la storia e gli accadimenti nei momenti critici.
La storia dei minimi e dei massimi topici di oltre 100 anni sta nel grafico. E il grafico ha tutta l'aria di avvertire che venerdì 21 ottobre è stato trovato se non un minimo assoluto, almeno una zona di minimo piuttosto solida nel medio periodo. La correzione dai massimi è infatti del 47,5 %, più o meno quanto accadde nel 1929 e nel 1974, a cui seguirono due rimbalzi estesi rispettivamente del 50% ( 5 mesi) e del 87% (23 mesi).
Anche nel 1906 e nel 1912 il DJ si dimezzò in breve tempo , reagendo poi velocemente (minimi rispettivamente nel 1907 e nel 1914).
Al momento, per quel che le analogie possano contare (ma contano), la situazione grafica rimane del tutto simile a quella del 1974.

La questione era sott'occhio da tempo (intravista sull'SP 500) sebbene apparisse molto remota questa evoluzione, e al di là dei movimenti intermedi che si potranno realizzare (un nuovo minimo ad esempio), i livelli dei minimi di venerdì anche se violati con un ulteriore minimo verranno ripercorsi nel breve al rialzo. L'importante è che la ripartenza non soffra della volatilità manifestata nelle ultime 5 settimane.

Quale sia l'evoluzione, il rialzo (rimbalzo) e il tempo impiegato, dovrebbe riportare il DJ in prossimità almeno di 11.000 punti trascinando con se tutti gli indici, tale movimento andrà preso come una occasione di vendita per le posizioni ingessate o (dai minimi di 7000 tutt'ora possibili) e come una occasione di acquisto speculativo sull'azionario per chi non lamenta perdite.

Per il dopo la sfera di cristallo è piena di nebbie e nulla esclude di poter vedere nuovi minimi successivi (6.000 punti circa).

I bond trentennali Usa hanno raggiunto zone di massimo (il grafico rappresenta il tasso, che diminuisce) e possono rimanervi per un lungo periodo, almeno finchè i tassi ufficiali verranno mantenuti bassi , alcuni sicuramente diminuiti, per almeno un anno/ anno e mezzo. In tutto il mondo, è così e così rimmarrà finchè il KO economico non sarà assorbito, nella rassegnazione collettiva o in qualche rinsavimento nel mutamento delle classi dirigenti abbarbicate al paradigma finanziario , lasciando posto poi ad una inflazione reale, "più sana" rispetto al mostro a tre teste della deflazione.

Investimenti tranquilli ( a parte il rischioso azionario per il rimbalzo) restano bond a scadenza 7/10 anni a tasso variabile e il monetario, a brevissimo ciclo di rinnovo, o legato agli indici dei trasferimenti tra banche. Sempre in valuta locale.

L'oroscopo dice che l'investimento migliore è una attività economica su qualche base innovativa avviata nel prox anno , con prospettiva di cessione in 5 /10 Anni, scontando diverse difficoltà iniziali.
Ma questo riguarda più il money chela finance, ed è ovviamente tutta un'altra storia...

Analisi Tecnica Cross Euro - Dollaro



Pare che la rivalutazione del dollaro non abbia mai termine. Per apprezzare qualcosa del genere(per profondità e velocità) nei cross occorre risalire al lontano 1980/1981 , ma allora la cosa richiese quasi il doppio del tempo.

Il primo punto di approdo del cross Euro/dollaro ipotizzato in precedenza è stato raggiunto in un battibaleno e superato con decisione. Ci si attende quantomeno un rimbalzo, ma siccome la velocità è elevatissima parrebbe ad occhio che il disinvestimento su tutti gli asset mondiali montati a suo tempo contro il dollaro non sia ancora terminato e che quindi il probabile (peggiore) punto di arrivo sia situato poco più dell parità , almeno intorno a 1,1/1,15 EUR/USD).
Si tratta di un ulteriore possibile 8/12 % che puo'essere raggiunto assai velocemente con queste dinamiche.
Che si fermi poi lì è tutto da decidere, ma lì (se ci arriva) dovrebbe rimbalzare.

Questo non contrasterebbe dinamicamente nemmeno con l'andamento delle borse (Usa in testa) che possono correggere approssimativamente della medesima percentuale o anche costruire un laterale.

Quello che resterà dopo questo disastro è un dollaro temporaneamente più forte che , per motivi fondamentali e valutari, avrà maggiori difficoltà nelle esportazioni , almeno tante quante ne avranno i paesi euro a trovare acquirenti sul mercato americano, anch'esso segnato pesantemente dalla riduzione della capacità di spesa della popolazione.
Questo movimento congiunto di apprezzamento del dollaro e della diminuzione del valore degli asset azionari Usa pone anch'esso le condizioni per una parziale e temporanea appetibilità, nel momento in cui il perverso meccanismo del deleverage e della batosta sui corsi è di gran lunga maggiore dell'effettiva caduta della redditività delle imprese.

Insomma a fianco della battaglia delle vendite degli assets è presente una battaglia valutaria i cui contorni non sono a chiari a nessuno e che sembra preludere a nuove vittime (leggi default di qualche paese), ma che non può trascinarsi con questa velocità sconcertante fino all'infinito.
Il carry trade (indebitamento in Yen per finanziare le speculazioni contro dollaro, sugli emergenti e sui metalli) è stato smontato e presto i tassi Usa saranno del tutto simili a quelli Giapponesi. In questo bailamme resta impossibile pensare che si possa rimontare un altro indebitamento corposo e solido su una nuova valuta compiacente e che il meccanismo perverso pre 2008 possa riavviarsi.

Tra i risultati delle elezioni e la prima timida riunione del G20, sotto le spinte di un ribasso che pare non aver mai fine, qualcosa di atteso dovrebbe accadere per placare animi e la virulenza che è andata ben oltre limiti ragionevoli.

Insomma, potremmo essere, se non alla fine della stagflazione, quantomeno vicini ad un bull rally dei corsi azionari che raggiunge valori meno sconcertanti.
Un movimento correttivo ovviamente temporaneo, ma di un certo peso, che potrebbe continuare per il prossimo anno.


PS: per un confronto tra la presente e la precedente analisi (errata nella componente azionaria) cliccare qui

Dow Jones: 16 anni di stagflazione sull'indice

Dow Jones 2000-2008...
Barre mensili

Dow Jones 1966-1981
Barre mensili

Dow Jones 1906-1921
Linea continua mensile


Questa è la stagflazione, lo scenario più probabile a mio avviso.
Questo scenario comprende due indicazioni che ritengo utili per gli investitori.

La durata classica che è di 16 anni, ma si può ritenere che il caso presente possa essere leggermente inferiore per la presunta capacità di risposta e coordinamento delle politiche mondiali.
Non è detto. Attrezzarsi sui 15 anni , ovvero fino al 2015 non pare una brutta idea.

Stagflazione comprende un periodo di inflazione sostenuta e quindi di perdita reale del valore della moneta e di molti beni. Questo processo è iniziato gia' nel 2005 e non a caso anche nell'azionario e nelle commodity probabilmente siamo tornati in un battibaleno sotto quei livelli, mentre i tassi d'interesse reale stanno crescendo.

Contro l'inflazione non c'è molto da dire se non ringraziare di essere entrati per tempo nell'Unione Europea, ma non c'è alcun dubbio che dopo i tagli prossimi venturi dei tassi uficiali di sconto e, al massimo , nel giro di 12/18 mesi il peso dell'inflazione si farà sentire in modo crescente ovunque, con punte estreme nei paesi in maggiore difficoltà.

Ogni significativo rimbalzo dell'azionario o rally market sarà una occasione per vendere per chi è rimasto ingessato e riconvertire in alcuni beni reali o nel reddito fisso di breve/medio periodo.

Il quadro esterno ovviamente rimane assai confuso, l'alternanza dei corsi del passato , e un libro di storia alla mano, testimonia il susseguirsi di eventi di grande portata e di somma incertezza.
Il maggiore effetto al momento pare il progressivo indebolirsi del primato USA nel mondo. Come sarà risolto difficile a dirsi.

Occorre tirarsi su le maniche e considerare che i più deboli pagheranno le maggiori conseguenze per via di una disoccupazione crescente che certo non aiuta ad allargare la domanda aggregata.

Allo Stato si è già tornati, con i consigli di amministrazione ultraliberisti che elemosinano nelle cancellerie con le mutande in mano, al Keynes delle buche per strada non ancora, ma si spera che qualcosa del genere capiti alla svelta.


PS: nulla assicura che le cose si muoveranno in questo modo e non peggio, il ragionamento si regge sul buon senso, numerose coincidenze economiche e grafiche e una debole arte.

Volatilità, il Dow Jones 2007-2008 e la stagflazione

Dow Jones 2007- 2008
Grafico giornaliero


Dow Jones 1973- 1974
Grafico giornaliero



Il DJ ha raggiunto con un poderoso balzo praticamente 10.000 punti (9.800) in solo 2 giorni e mezzo e cerca ora di ritrovare un punto di equilibrio verso il basso.

Le cause scatenanti dei ribassi terminati nel 1974 a seguito del cumularsi dello shock petrolifero, dell'abbandono del Vietnam , dalle dimissioni di Nixon ( crisi mondiale) sono diverse perche' ritenute esterne al sistema economico, mentre l' attuale crisi che viviamo che è nata all'interno del sistema economico (mondiale).

Dal punto di vista grafico la differenza tra i due periodi sul Dow Jones rimane tuttavia irrilevante.

In altre parole le somiglianze grafiche tra due eventi, scorrelati nel tempo, sono strabilianti.
Allora entro' in crisi lo stato assistenziale (politiche keynesiane) , ora il capitalismo ultra liberale (politiche del monetarismo ultraliberale).
Senza poter andare oltre in una previsione , è assolutamente possibile che le quotazioni realizzino un ulteriore minimo senza invalidare il modello, ma, cosa più importante per la vita di ognuno, è certo che almeno seguirà una lunga stagflazione (stagnazione + inflazione) anche se la speculazione forsennata sul petrolio e contro il dollaro si sta sgonfiando velocemente.

I corsi del Dow Jones potrebbero pertanto arrivare in prossimità dei 7.000 punti. E' già successo , potrebbe riaccadere qualcosa di analogo.



PS: L'Analisi Tecnica grafica non è una scienza esatta
, nè più nè meno come non lo è l'economia. Semplicemente è un efficace sistema di controllo del movimento delle quotazioni, degli appetiti e delle preveggenze collettive in relazione al rischio che ci si puo' consapevolmente assumere.
L'analisi limitata ad Dow Jones ha senso in quanto è l'indice piu' antico e lo si ritiene quindi il più rappresentativo dal punto di vista storico.

Dow Jones, i 10 giorni che sconvolsero il mondo

Dow Jones 1967-2008, grafico mensile


Dow Jones 1931-2008, oscillatore su frequenza mensile
(per il grafico integrale dal 1929 vedi qui)

Il minimo segnato il 10 ottobre 2008 ha tutta l'aria di essere un minimo importante. L'intero movimento di ribasso partito sul DJ nel settembre ottobre con l'ultima seduta raggiunge su scala mensile ipervenduto del tutto simile a quello dei diciotto mesi del periodo 1973-1974 e dei tre anni del 1929-1932.

Ci sono, come sempre sostenuto, analogie e differenze tra l'oggi e quei periodi, allo stato attuale le differenze più consistenti riguardano la straordinaria accelerazione e il tempo. A mo' di esempio il DJ si è mangiato 5 interi anni di crescita in un solo anno. Mai accaduto. In questo il movimento (se si riprenderà) può essere paragonato ad un crash.
Il modello esteso (riferimento storico) quindi per ora è quello del '66-'82.

Guardandoil grafico inferiore , la situazione nell'oscillatore mensile è estremamente tirata e presuppone un rimbalzo interessante, i rischi sono inferiori ai benefici, purchè intesi con grande moderazione dei comportamenti.
L'oscillatore quota il minimo del ribasso nel 1932 e nel 1974.

Il problema è la distruzione di fiducia verso la prima industria del pianeta, quella del credito e della finanza ormai legate indissolubilmente nei profitti stratosferici, nel gigantismo, nella assoluta mancanza di regole, nella sbornia di onnipotenza, alla creazione di bolle stratosferiche. L'occidente ha guadagnato nell'ultimo ciclo più con la finanaza ingegnerizzata che con i suoi tradizionali motori.
La fiducia è cosa rara e essenziale all'economia come l'acqua e l'aria per gli individui. Ci vorrà tempo per ricostruirla.

Venendo al dunque c'è un minimo importante, che potrebbe essere ancora trapassato lunedi' o anche successivamente, ma siamo credo piu' vicini alla fine di questa fase. La reazione dovrebbe portare almeno nell'area di 10.000 punti piuttosto velocemente.

Vero è che le misure straordinarie che sono state realizzate e messe in cantiere (statalizzazioni, interventi nei capitali bancari, abbassamento dei tassi di interesse, garanzie sui depositi) dovranno essere finanziate dalla mano pubblica. Finita l'urgenza i tassi di interesse verranno inesorabilmente innalzati. Questo ritorno di governance allo Stato , assolutamente necessaria, provocherà diversi aree di instabilità sociale, politica ed economica.

Morale: azioni acquistabili ora sui mercati locali, ma poche se piace azzardare per un futuro di 6/8 mesi max o si vuole accumulare nel periodo lunghissimo, bond pubblici in valuta locale , a rotazione secondo l'orizzonte temporale con cui portarle a scadenza. Il dollaro sta facendo il pieno e sale contro altre valute, eil differenziale dei tassi oltre che la svendita degli asset lo aiuta, comprare bond americani sul lungo tuttavia rimane rischioso se la prospettiva è quella di un aumento dei tassi nel giro probabilmente di un anno. Comunque ,volendo, acquistare bond espressi in dollari USA solo sotto 100.

Siamo nel bel mezzo dei 10 giorni che sconvolsero il mondo e non si sa per nulla cosa ci aspetti.
In questo senso, e solo in questo, quel che accade ha qualcosa di sovietico: la tirannia zarista della finanza è terminata, ma non è per nulla chiaro come, se non la fatica e le turbolenze che ci aspettano nell'avviare un nuovo tipo di sviluppo e di equilibri mondiali.
Questo alle spalle non era per sempre, come ci si illude con i diamanti.


PS: Le precedenti analisi grafiche di quest' anno si possono consultare qui
per quelle degli anni precedenti andare alla sezione Analisi Tecnica, in alto a destra del blog

Dow Jones , la tempesta infinita

Dow Jones 1929 - 2008 , 30 società - dati trimestrali


E' arrivato il 7° cavalleria, ma sembra tardi. A nulla oggi son valsi i tagli coordinati di tassi. Fatto inconsueto nell'inconsueto.

A 10.500 punti circa sembrava un minimo importante, a 9500 pareva definitivo, ma ancora si è scivolato. Gli indici scendono nella desolazione, nemmeno con la rabbia visto che i ribassisti sono stati eliminati per regolamento.

Sul tappeto ci sono quasi tutti gli indici mondiali, tornati nei pressi del 2003 (manca un 10/15%), e agli angoli gli istituto di credito di ogni parte del globo occidentale. Mai accaduto negli ultimi 25 anni. Sembra che nessun player sia in grado di fare acquisti e le quotazioni solo scendono.
Restano fuori dai fallimenti parrebbe il Giappone , l'Italia e la Spagna, che non hanno nazionalizzato nulla. Ma fino a quando ?

Il modello è stato decapitato e ci vorrà molto tempo per assistere ad una ripresa solida. Si scruta l'ignoto con il noto, e il noto ha sostanzialmente due riferimenti sul DJ: il 1973 (inflazione) e il 1929 (depressione). Altro noto è il Giappone del 1990. Si parla dei colossi, non di mercatini emergenti.

Quale sia il caso attuale, più o meno doloroso, è a queste esperienze storiche che occorre guardare.Fatto è che in comune con l'oggi hanno la crisi immobiliare e del credito o la crisi da costi e da shock petrolifero.

Un problema serio riguarda i vincoli di bilancio degli stati nazionali, saltati completamente negli USA con un Pil quasi uguale al deficit pubblico e invece ancora testardamente difesi in Europa, sopratutto in Germania.
Un po' di elasticità non farebbe male, prima che la recessione divenga una valanga.

Se c'è una cosa da apprendere in questo frangente è proprio di non fidarsi della vecchia guardia di economisti cresciuti nell'ultimo ventennio e dell'estabilisment politico liberista e monetarista che ha governato per 15 anni; si sono rivelati dei bugiardi patentati, che nemmeno credono ai loro occhi (almeno fino ad une mese fa) o alla meno peggio degli illusi.
L'unica speranza è di riuscire a perderli per strada. Ma sarà dura.

Qui e qui l'allucinante prova provata nelle parole di uno degli imputati.

Si ricomincia, durante il diluvio, a parlare di geopolitica e di scenari alla George Orwell. Lo farà Limes in edicola dal 17 ottobre, lo segnalo come lettura interessante.

Di investire sull'azionario nemmeno a parlarne, anzi, se si è fatto qualcosa ultimamente, meglio sopportare fino ad un rimbalzo e liquidare. E' quello che fan tutti e da questo gatto che si mangia la coda non si esce.
Solo bond in valuta locale, meglio se a tasso variabile e scadenza corta. Rendono niente ma sono ancora sicuri.

Le mie analisi sui minimi erano troppo ottimistiche, quindi errate, anche se molto prudenziali .
Se il DJ non si inverte tra 8800 e 9200 risalendo oltre 10.000, quota 7000 è il prossimo obbiettivo.

Chiudere le borse mondiali per un po' e dar lavoro ai ragionieri per spulciare tra le carte dei player parrebbe una buona idea per raffreddare animi e per sapere esattamente come stanno le cose.

Ma è pura fantascienza.

Sul filo del rasoio


Giornate di indubbio panico, ma per quel che si vede sul grafico del Dow Jones e del cross EUR/USD pressochè nulla è mutato rispetto a quello ipotizzato qui e qui.
Sempre che si sia agito in modo moderato.

Qui invece le cose vanno peggio della scommessa avanzata tre mesi fa. Quota 12500 è stata infatti infranta in modo deciso.

Ottobre si presenta, come spesso accade, il mese della resa dei conti.

Dow Jones dal 1929

Clicca sull'immagine per ingrandire

A parte il 1931, il DJ non ha mai presentato (con l'eccezione non chiara del 1968) più di 4 trimestri consecutivi di ribasso netto (candele pienamente rosse), anche se non raramente si è assistito a ribassi ben più vigorosi di come si presenta l'attuale acceleratosi in questa settimana, durati anche ben più di 1 anno.

I casi sono due: o siamo veramente in un nuovo '29 , con tutto ciò che implica in termini di durata e profondità del ribasso, o entro il mese corrente quantomeno la borsa americana tira il fiato, e con lei tutte le altre.

Cross EUR/USD. Azionario, si compra

Cross Eur/USD, settimanale
Clicca per ingrandire

Correzione veloce dell'euro/dollaro; ha tutta l'aria di continuare , forse dopo qualche traccheggio, fino ad un cambio prossimo almeno ad ad 1,29/1.30.

Le borse invece hanno frenato la correzione dopo un anno . Non si capisce bene se il minimo sia stato fatto, ma iniziare ad accumulare dalla prossima settimana, dopo le scadenze tecniche di settembre non sembra un cattivo proposito. L'aria è che il peggio sia alle spalle e che tutto si sia riallineato, a meno di qualche veloce ricaduta, l'equity ha l'aria di volersi raddrizzare in barba alla crisi del credito che sembra proprio abbia toccato il fondo, visto che è fallito quasi di tutto.
Se si raddrizza lo sara' per un tempo discreto, piuttosto lungo.

Il petrolio ha raggiunto il suo target di ribasso. Può ancora fare qualcosa , ma il fatto che l'Opec abbia diminuito la produzione fa ritenere che il "qualcosa" semmai sia per un ulteriore ribasso del barile, piuttosto che un rialzo devastante come nell'ultimo anno. Tra 80 e 100 dollari al barile pare sia il suo prezzo in questa fase congiunturale. Con lo storno del cross anche il petrolio ha stornato velocemente, da luglio.
Per il poi si vedrà.

Quindi lunghi sulle borse, orientali , USA, ed euro. Pian pianino, senza esagerare. Lontani da materie prime, oro, petrolio e commodity varie e qualche cautela sulle azioni del credito.
Sempre buono l'obbligazionario, da mantenere.