Petrolio, l' Arabia Saudita non ci sta


Parla Sua Maestà Abdullah Bin Abdul Aziz Al-Saud, Custode delle Due Sante Moschee e re dell'Arabia Saudita, primo Paese esportatore di petrolio al mondo
"Ascoltatemi bene, io vi parlo sia a titolo personale sia a nome del Regno dell'Arabia Saudita. Quando il prezzo del greggio ha sfiorato i 100 dollari al barile, eravamo già contrariati. Figuratevi adesso, che si parla di 200 dollari".
Maestà, se il re saudita si inquieta per il caro-petrolio, qualcosa non quadra. Si direbbe che voi abbiate tutto da guadagnare col greggio che vola verso i 200 dollari al barile. Lei invece sta dicendo che l'Arabia vuole moderarne il prezzo?
"Certo, che è così: noi non volevamo e non vogliamo che il prezzo salga tanto in alto. Non è nel nostro interesse perché non è nell'interesse del resto del mondo. Il nostro interesse e quello mondiale sono strettamente legati".
E allora perché il petrolio è alle stelle?
"Perché il petrolio è diventato una commodity, quasi al pari di una valuta. Qui entra in campo l'avidità speculativa di certi personaggi, di certe imprese. Questi hanno sfruttato il rialzo nelle quotazioni del greggio per accumulare ricchezze, per avvantaggiarsene personalmente. Non si curano affatto dei danni inflitti all'umanità".
Che cosa si può fare per arrestare la spirale ?
La stabilità del mercato petrolifero mondiale è un obiettivo condiviso sia dai produttori sia dai consumatori. E ci battiamo per raggiungerlo. Però, malgrado noi abbiamo aumentato assieme ad altri Paesi dell'Opec la capacità di produzione, il mercato non ha risposto in maniera positiva. Come vedete, questo dimostra quanto influisca sui prezzi l'effetto di altri fattori che sfuggono alla semplice equazione di base della domanda e dell'offerta. In particolare la speculazione, come ho già detto. Ma anche l'imposizione di tasse addizionali all'importazione in alcuni Paesi consumatori".


fonte: La Repubblica

Il Tip Tap delle banche USA, Fannie & Freddie


Nessuno sa nel dettaglio come stia la situazione, di fatto sono tutti agitati perché l'elenco delle perdite degli istituti bancari e il numero delle banche, in odore di fallimento o in crisi, in USA si allunga settimanalmente.
Fatto è che si assiste a salvataggi continui, che non vengono chiamati nazionalizzazioni solo per pigrizia ideologica. Sotto cito a memoria alcuni casi, non esurienti e probabilmente anche imprecisi nell'ammontare.

L'aria è quella di una epoca finita , della fine del Monetarismo come teoria economica predominante, arenatasi al massimo della sua capacità di stampa di moneta. Buona parte dei salvataggi bancari di aziende in difficoltà (non fallite tecnicamente), sono passate attraverso inevitabili aumenti di capitale, sottoscritto spesso da Fondi Sovrani Arabi o Orientali.
Si assiste così ad un progressivo passaggio di mano, un outsourcing forzato del credito .

Tra i colossi delle banche di investimento e di affari in difficoltà, spiccano quelle che emettono i rating , dimostrazione evidente di come i rating servano a nulla , ma hanno agito spesso come un moltiplicatore. Delegare le gestioni dei propri patrimoni a questi signori equivale di fatto a gestirseli in proprio alla cieca, risparmiando poderose commissioni, sapendo che di fatto la loro gestione professionale rarissimamente è migliore di quella di un allocco.

Prima o poi questa congiura astrale negativa (petrolio, immobili, credit crunch) troverà una soluzione e tutto ricomincerà.
Un nuovo welfare però è alle porte, anche se i salvataggi , al momento e di fatto, sono condotti allargando la forbice tra costo del denaro per le banche e tassi passivi correnti. Non si nazionalizza in senso tecnico, ma si usano denari pubblici per accomodare le cose tra privati.
Praticamente si rende l'intermediazione ancor più conveniente a favore degli istituti di credito: costo per la banca (in usa) circa il 2 %, costo per il clienti quasi il 5%.
Freddie & Fannie forse ora fanno un sacco di soldi, forse come non mai sui nuovi mutui. Se fanno soldi e costano poco puo' ben essere che si decida di investire su di loro, liquidando da qualche altra parte.

Ora le case in Usa costano quasi la metà di quelle in Europa; l'intervento della FED nelle società di intermediazione dei mutui immobiliari potrebbe segnare il punto più basso di questa crisi dei subprime, una specie di Tip Tap sul pavimento delle quotazioni, ma questo supposto minimo nel settore non coincide necessariamente, nel medio termine, con il minimo degli indici azionari, come avvenne nel 1998 ai tempi della crisi delle tigri asiatiche.

Banche salvate dal fallimento nell'ultimo anno:

Bear Stearn (USA)- acquistata da JP Morgan (ex rivale, a prezzi di fallimento), ma con finanaziamento della FED
Northern Rock (En) - Nazionalizzata dalla Banca d'Inghilterra
IndyMac USA - amministrazione straordinaria FED
Netbank USA - amministrazione straordinaria FED
Fannie Mae USA - intervento della FED
Freddie Mac USA - intervento della FED


Banche con ingenti perdite nel 2007:

UBS (CH)- assorbite svalutazioni per 37 mld dollari- aumento capitale 12 mld
Lehman Brothers (USA)- svalutazione 3 mld dollari
Wachovia (USA) - perdite 3 + 2,8 mld dollari
Merrill Lynch (USA) - perdite per 12 mld di dollari
Citigroup (USA) - perdite per 10 miliardi di dollari
Morgan Stanley (USA) - 6 mld di dollari tra svalutazioni e perdite

Azioni, il ribasso continua su tutti i mercati

DJ Industrial (3o società) - time frame settimanale
clicca sul grafico per ingrandire

Nessuna novità
, occorre rilevare che non si è assistito al benchè minimo rimbalzo su nessun azionario da un mese a questa parte, segno di indubbia debolezza di tutto il quadro.
Valga per tutti il DJ che pure tra le sue blue chip annovera multinazionali piuttosto resistenti alla volatilità.

In 10/15 gg (anche meno) un ulteriore ribasso del 10/15 percento su tutti gli indici è possibile sulla scorta dell'esperienza tutt'ora viva dell'11 settembre, a meno di pronti interventi della FED nel settore immobiliare a sostegno di Fannie Mae e Freddie Mac, nella politica della svalutazione del dollaro o della speculazione sul petrolio. Nel grafico la indicazione di un supporto teorico , tecnicamente raggiungibile in una manciata di sedute come nell'11 settembre.

E' vero che, teoricamente, gli asset espressi in dollari (v.parte inferiore del graf) iniziano a diventare appetibili: quando colossi come Fannie Mae valgono pochi dollari, con un dollaro fortemente svalutato , o i bancari massacrati dalle vendite a pioggia stanno apparentemente al lumicino del minimo del 2003, ci si inizia a chiedere se provarci con poco non sia saggio.
Siamo quindi apparentemente in zona di appetiti, in parte ampliati dal desiderio di reazione su voci di problemi che si inseguono a tambur battente secondo il noto adagio: vendi o compra sulle voci.

Ma è meglio resistere alle sirene, DJ e SP hanno ancora strada da fare. Il DJ sembra anticipare la soglia psicologica dei 10 mila punti verso cui sembra volersi indirizzare risolutamente.
Resta fosco il quadro secolare.

Sempre Bond in valuta locale (euro), non c'è via d'uscita.