DJ , peggio della borsa del 1929

Dow Jones dal 1970 al 2009


Cambio Eur/USD

Inutile negarselo, i mercati son ben peggio di quanto preventivato agli inizi di gennaio. Seguiamo sempre il DJ e la situazione attuale appare ora peggiore di quella del 1929.
In un precedente post avanzavo l'opinione che fosse possibile raggiungere i 7.000 punti , anche velocemente e che comunque 8000 restava la discriminante attormo a cui fare leggeri acquisti (su altri mercati).
Dicembre sembrava confermare l'inizio di un rally del tutto simile nelle caratteristiche a quello del 1975.

Invece no, la seconda metà di gennaio è stata improntata al ribasso che tutt'ora continua. 7.000 punti sono stati raggiunti questa settimana dopo una costante spinta ribassista. Questa era, e rimane, la zona estrema entro cui sperare in una reazione.
Sperare, perchè una simile situazione non è mai stata vissuta a memoria d'uomo sul DJ con l'esclusione del 1929 . Non c'è analisi tecnica che tenga,
Se 7.000 punti fossero infranti nulla ci può guidare in qualche previsione futura. Già così siamo a i limiti estremi del conoscibile, il ribasso ora percentualmente è assai simile a quello del 1929, ma a ben guardare ha caratteristiche di persistenzae dinamiche assai peggiori.

Qualche tentativo d'acquisto potrà essere effettuato solo se quota 8.000 verrà bucata al rialzo, non c'è scampo.

Il fatto che i movimenti delle borse mondiali siano legati al rafforzamento del dollaro non lascia ben sperare. Se la codevianza non verrà negata per qualche nuovo fattore , c'è da pensare che il rafforzamento del dollaro tutt'ora in corso, dopo la caduta improvvisa di dicembre, abbia ancora la possibilità di portarsi in una zona vicino alla parità, trascinando con se l'indice.
Perchè questa correlazione ribassista esistesse, aveva allora qualche spiegazione nel deleveraging improvviso, ora la cosa è difficilmente spiegabile.
Gli USA resteranno ancora per un po' la più forte economia del mondo, ma i parametri per il domini del dollaro sono stati minati fortemente.

Una cosa sola è certa in questa situazione, l'economia mondiale come l'abbiamo conosciuta e vissuta (utile ripeterlo)negli ultimi 25 anni è andata in pezzi e le vestali del liberismo senza freni dovrebbero essere cacciate a pedate. Credere che gli stessi divengano ora i chierici dell'etica del liberismo vero e puro, contro gli eccessi di quello di rapina, è accettare supinamente puro fumo negli occhi. Se non peggio.
Ci vorrebbe una killer application, una innovazione ,come già l'automobile ai primi del '900, la elettronica negli anni 50/60, i computer come nel decennio del 70.
Ma non si vede nulla all'orizzonte.

Banchieri, dirigenti d'azienda dei bilanci strepitosi, vecchi politici senza arte e con poca parte è meglio zittiscano e si tirino da parte. Hanno fatto virtù premendo sull'indebitamento privato, ora predicano e realizzano (ma non c'è scampo) quello pubblico con la medesima boria ottimistica di quando assicuravano che tutto andava per il meglio. Han fatto il loro tempo, han fatto danni giganteschi, quindi è ora che vadano al diavolo.

Una ripresa duratura dei corsi era difficile immaginarsela prima, figuriamoci ora, marzo 2009.
Se andrà bene, dopo qualche reazione, difficile pensare che possa realizzarsi prima del 2015...2016. Credere che nel 2010 tutto verrà messo a posto è una chimera per gonzi.

Quello che starà in mezzo sarà solo un rimbalzo più o meno lungo. Di quanto dipenderà dal fatto che quota 7.000 resista ai colpi della crisi. Se questo mese ci sarà una reazione apprezzabile potrebbe, in un anno, riagguantarsi quota 11000/11500. Ma non c'e' nulla che lo lasci pensare tra i fondamentali disastrati delle banche, delle costruzioni, dell'elettronica, dell'automobile. Anche se il mercato azionario rimane una arena strana.

Il mercato dei Titoli di stato sconta tassi bassissimi (già cresciuti rispetto a dicembre) , comprare titoli a reddito fisso a scadenza medio lunga resta comunque una follia. Se li avete vendeteli.
Dedicarsi all'agricoltura resta la miglior dritta.

L'orso zampetta sul Dow Jones

Dow Jones 2008-2009

Dow Jones 1974-1975

Il 2008 non ci ha fatto mancare nulla: rialzi e ribassi sono stati impressionanti, l'impero traballa e i governi liberali dopo vent'anni sono diventati i più interventisti da che storia ricordi. Un inizio d'anno dalle stalle alle stelle , percorso inverso dall'estate. Spartiacque il petrolio e il dollaro.
Dulcis in fundo: uno dei maggiori e repentini rialzi dei Bond; 20 figure di rialzo del cross EUR USD nell'arco di 6 giorni; una guerra di fine anno nel regno del monoteismo militante che pareva sull'orlo di una benaugurante pace quasi laica.
Molto è cambiato , ma non si sa bene come evolverà: il Muro di Berlino cadde nel 1989 e interessò mezzo pianeta, oggi l'altra metà del pianeta si accorge che quell'evento interessava anche i presunti vincitori morali di allora. Il rialzo delle borse mondiali si arrestò in quel subbuglio , per poi riprendere con vigore e frenesia dopo la prima metà degli anni '90.

Il DOW Jones negli ultimi tre mesi ha salterellato e rimbalzato ripetutamente a quota 8.000 , quota di minimo (perforato per 2 giorni) che pare piuttosto rocciosa. La volatilità è diminuita , il DJ zampetta come un gattone e si affaccia l'idea di un bel rimbalzo su tutti gli indici. Probabilmente il segnale decisivo si avvierà nella II quindicina di gennaio e nel caso il movimento troverà il suo massimo tra maggio e giugno alla famosa quota di 11.500-11700. Qualcuno comprerà incredulo, qualcuno vendicchierà (con riluttanza dopo aver sopportato un ribasso così stordente), ma a in prossimità di 11.000 le ragioni dei rialzisti e degli ingessati in attesa diventeranno meno positive e più volatili.
Se lì si arriverà , lì sicuramente prevarranno i motivi di alleggerimento.

Per chi crede all'astrologia (e sono molti, più di quanto non si creda) qui si trovano le profezie di Bradley e del suo siderografo, concepito nel 1948. Chi ha avuto la curiosità e la cura di gettarvi uno sguardo resterà un poco avvilito e sconcertato sui momenti critici segnalati nel passato dal fondatore dell'astrofinanza: il precedente (ottenuto con un meccanico siderografo) segnalava luglio del 2008, l'ultimo riguarda proprio dicembre 2008 ; la previsione avverte che a luglio 2009 ci sarà un turn point, ovvero una inversione di polarità.
In fondo a ben guardare non è cambiato radicalmente nulla nell'azionario dai minimi di ottobre.



Le valute restano un mistero , essendo alla mercè delle volontà dei governi, quindi dell'esercizio del potere. Sui Bond le scommesse invece restano al ribasso, quando e come dipenderà molto dalle innegabili e crescenti spinte inflazionistiche del denaro gettato su tutte le piazze.

Al momento alcuni segnali positivi ci sono: inflazione rientrata ma accompagnata dal terrore della deflazione, Euribor in decisa discesa, banche rifinanziate o in corso di rifinanziamento. I dati negativi e le incognite riguardano la disoccupazione crescente, un congelamento dell'attività produttiva e degli scambi, rumor sui fallimenti di inizio anno. Prevale un umore nero , negativo, le guerre non aiutano a scacciare le previsioni fosche. Ma qualcosa si muove.

Morale: ancora moderatamente lunghi sull'azionario (magari con ETF a leva per preservare liquidità) , corti o con duration corta o indicizzata sull'obbligazionario.
Il tasso fisso di lungo invece è in aria di liquidazione e chi se n'è rimpinzato lo scorso anno farebbe bene a liquidare. Il desiderio di rivedere innalzarsi l'inflazione accarezza tutti i governanti ed è quello che sul lungo periodo ci si attende vista la crescita imponente della spesa pubblica.
Tutte le operazioni sempre in valuta locale per evitare il cumularsi di rischi su cambi. Unica eccezione cenni di lo short su obbligazioni americane e inglesi.

Il modello di riferimento, per le numerose analagie grafiche ed economiche, resta sempre la stagflazione del 1974 di cui i movimenti attuali sull'azionario sembrano una fedele fotocopia. Per quel che contano le analogie in tempi turbinosi di shock di ogni genere su scala planetaria.

Le previsioni sono sempre divinazioni: si sonda l'incerto con il certo (il passato grafico) o il futuro con l'eterno (i movimenti planetari). I metodi in fondo si equivalgono all'atto pratico se accompagnati da un controllo sui grafici con il grado di libertà più confacente ad ognuno. La fede per lo più produce disastri e rari motivi di soddisfazione.
E' quello che accade in Palestina, dove financo i monaci se la danno di santa ragione. Della fede è sempre lecito e augurabile diffidare, la finanza si nutre di qualche ragionevolezza e di scommesse sul futuro e il futuro richiede risolutezza , divinazione e tanto, tanto equilibrio. Cose difficili da mettere nel medesimo sacco.

Buon anno.

Dow Jones, tutto come prima

Dow Jones 1974 e 2008


Come si pò ben vedere la situazione non è mutata per nulla rispetto quanto sottolineato qui. I movimenti restano pressochè identici. Fatta la tara l'esistenza di una maggiore volatilità e del carattere mondiale assai più accentuato che coinvolge il cuore dell'economia, la situazione può preludere ad un ulteriore minimo , ma non è detto. Un rimbalzo resta alle porte.
Invariati i non richiesti consigli dispensati qui e qui.

Per pura coincidenza notare come il 1974 , come l'attuale 2008, fosse segnato dall'inizio di un nuovo ciclo presidenziale in USA: allora Nixon fu trafitto dall'abbandono del Vietnam e dallo scandalo Watergate (e si dimise) e gli succedette G. Ford. Ora Bush è travolto dall'impopolarità della guerra in Iraq e dai subprime e passa le consegne al democratico Obama.

La famiglia Bush è stato il peggiore investimento della storia degli Usa, altro che un grande presidente quando la storia quando verrà riscritta. E' stato, me lo si consenta, con i banchieri anglosassoni, il peggior difensore delle ragioni dell'occidente, visto che ora i fondi sovrani dei paesi emergenti stanno facendo shopping ovunque.